Autoland

Autoland

 scritto da D. GABORIT – disegni di T. ROCHEREAU

 

C’era una volta, in un’altra galassia, un pianeta che ospitava una civiltà bizzarra. Al primo sguardo, questo pianeta avrebbe potuto essere considerato la sorella gemella della Terra: dal cielo si vedevano numerosi oceani e terre emerse che avevano la particolarità di essere tutte collegate fra loro. La terra era ricoperta da foreste e da animali, da pianure e da montagne e, infine, da una rete stradale molto sviluppata. Sulle strade circolavano macchine di tutti i tipi: city car, cabriolet, SUV, auto da corsa… Insomma, cose che per noi Terrestri sono abituali. Un elemento, però, era eccezionale: questi veicoli si spostavano senza conducente e non trasportavano alcun passeggero. Nessun umano, nessun extraterrestre strano o peloso o invisibile

Da dove provenivano, quindi, questi veicoli? Chi li aveva costruiti? Quale civiltà era così tecnologicamente avanzata da creare tutto questo e poi sparire senza lasciare traccia? Sinceramente, lo ignoro. Leggende molto folli circolano tra le macchine: una strana razza di animali sarebbe giunta da un altro pianeta, le avrebbe fabbricate e poi sarebbe ripartita. Alcune dicono che ritorneranno, altre che sono lì a sorvegliare… Come capita con tutte le leggende, è difficile sapere qual è la verità. Forse questa civiltà fantasma non è mai esistita ed è stata  una evoluzione sorprendente a creare spontaneamente una generazione di macchine intelligenti… 

 Ma guardiamo un po’ più da vicino questo parco macchine… I veicoli avevano un solo scopo nella vita: percorrere il pianeta in lungo e in largo. Un giorno viaggiavano verso nord, un altro verso sud; alcune rimanevano per tutta la loro esistenza nel medesimo settore a girare in tondo, altre avevano fatto il giro del mondo numerose volte, ma tutte avevano la sensazione che dovevano fare il maggior numero di chilometri possibili prima della fine… Le auto moderne avevano il vantaggio di funzionare con l’energia solare, quindi non dipendevano dal carburante e si fermavano solo quando avevano un guasto o un incidente. Era molto traumatico spegnere il motore ed essere trainate fino all’officina automatica dove si effettuavano le riparazioni; queste si praticavano fino a quando la vettura non era considerata troppo danneggiata o vecchia per essere rimessa a posto. A quel punto venivano inviate in demolizione per essere distrutte e sostituite in fretta da una nuova automobile appena uscita dalla catena di montaggio.

In mezzo a tutti questi veicoli circolava una piccola auto paffutella che si chiamava  Carrozzina. L’avevano battezzata così i suoi simili perché era molto lenta e capitava di frequente che le altre si fermassero a chiederle se aveva bisogno di essere spinta! In realtà, Carrozzina era solo immersa nei suoi pensieri e, distratta da tutte le domande che si poneva, rallentava progressivamente fino a che, a volte, rischiava persino di fermarsi; ciò irritava molto le altre vetture che rischiavano di tamponarla. Erano infastidite anche per le sue continue domande.

— Ma perché dobbiamo circolare senza sosta?— chiedeva incessantemente a coloro che l’ascoltavano. — Per andare dove? E perché andare sempre di fretta?
— Che domande strampalate! — si sentiva rispondere. — Perché è così! È dalla notte dei tempi le macchine circolano e continueranno a circolare fino alla fine del mondo!
— È nella nostra natura, — dicevano altre in modo sbrigativo.

E le più ironiche aggiungevano: 
— Smettila di riflettere, c’è del fumo che fuoriesce dal tuo cofano!

Per nulla sconvolta da queste risposte beffarde, Carrozzina continuava a vagabondare in cerca della verità e a far suonare i clacson perché rallentava il traffico

 

L’altro suo «capriccio», come lo chiamavano le sue compagne, era l’attrazione che provava per le strade vietate. Erano antiche vie secondarie o a volte solo dei tracciati abbandonati da molto tempo sui quali si raccontavano storie terribili al punto che nessuno si avventurava mai, neanche i servizi di soccorso stradale o di manutenzione. Avevano avvertito Carrozzina come tutte le nuove arrivate in circolazione

— Sembra che dei bulldozer impazziti attacchino i veicoli che si azzardano a percorrerle!

— Quelle che sono andate a vedere non sono più tornate, sono misteriosamente scomparse!

 

Un po’ spaventata, ma soprattutto molto incuriosita, Carrozzina si chiedeva quale era la parte di verità in tutte quelle storie. Sospettava che le sue compagne esagerassero un po’. Difatti, le vie secondarie ai margini delle autostrade godevano di cattiva reputazione. Ora, Carrozzina le trovava gradevoli perché silenziose. Erano anche meno affollate e poteva marciare con più tranquillità senza essere insultata perché procedeva lentamente. Poteva ammirare un paesaggio più ricco e vario rispetto alle autostrade che tutti preferivano ma che lei trovava terribilmente noiose e stressanti.

Un giorno, un po’ impigrita dal solito tragitto quotidiano privo di sorprese, decise di prendere una scorciatoia.

Dopo qualche chilometro l’asfalto scomparve: da tempo la terra del bosco lo aveva ricoperto e le erbe selvatiche danneggiato. La strada si era presto trasformata in un sentiero appena carrozzabile e, tra l’altro, più stretto. La vegetazione aveva ripreso possesso di tutte queste strade abbandonate. Inoltrandosi nel bosco, Carrozzina fu colta dall’inquietudine. A dire il vero, avrebbe volentieri fatto marcia indietro ma la via non era larga a sufficienza per consentirle di fare un’inversione. «Non lasciamoci prendere dal panico,» si incoraggiò da sola, «È tutto tranquillo e per il momento non c’è traccia di feroci bulldozer.»

Proprio mentre faceva questa riflessione, la ruota anteriore sinistra si incastrò in una cunetta profonda nascosta dalla vegetazione. Dopo il primo spavento, Carrozzina fece il possibile per liberarsi: accelerò al massimo con il risultato di impantanarsi maggiormente. Allora, fu presa dall’angoscia: anche se avesse chiamato i soccorsi con la sua radio, non sarebbero mai venuti ad aiutarla su una strada vietata. Che idea stupida aveva avuto, perdersi nel bosco? Eppure l’avevano avvertita! Che cosa aveva voluto provare?

Dopo diverse ore di disperazione, Carrozzina si calmò. Decise quindi di arrestare il motore che ormai girava a vuoto: era la prima volta che lo spegneva e aveva un po’ paura di quello che sarebbe successo… Si sorprese che il silenzio non fosse così opprimente come lo aveva immaginato. Il bosco mormorava di canti di uccelli e di animali che risuonavano sopra le cime degli alberi. Carrozzina non li aveva mai sentiti così bene: era molto bello e terribile allo stesso tempo. C’erano molti rumori che non sapeva da dove provenissero! A chi appartenevano quelle strane grida? Chi provocava quei fruscii?

I primi giorni di immobilità furono molto difficili per Carrozzina. La prima volta che una cinciallegra venne a posarsi sul suo cofano, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di fuggire. Poi, poco a poco, queste visite inoffensive occuparono le sue giornate e presto la divertirono. Alla fine, strinse amicizia con tutti gli uccelli dei paraggi che amavano scaldarsi sulla sua carrozzeria brillante. Altri animali si avvicinarono e presto una famigliola di volpi prese il suo abitacolo per domicilio: i giovani volpacchiotti nacquero e crebbero attorno a lei. Le capriole che facevano sui suoi sedili la intenerivano profondamente.

Fu così che un giorno Carrozzina si rese conto di essere felice



I suoi simili, dopo aver constatato la sua scomparsa, si chiesero che cosa potesse mai esserle successo. Un testimone dichiarò di averla vista addentrarsi su una strada vietata e si suppose che fosse stata divorata dai bulldozer e, lavorando molto di immaginazione, si imbastirono avventure terribili e una fine tragica. Per molto tempo si raccontò la storia di Carrozzina come esempio ai giovani imprudenti che facevano troppe domande e rallentavano il traffico…