Lo specchio del bene

scritto da D. GABORIT - disegni E. SILGUERO

 

Questo racconto, un po’ lungo, è stato scritto in ricordo delle favole di Perrault che amavo tanto leggere quando ero bambina…

 



C’era una volta un Re irascibile che rendeva la vita impossibile ai suoi sudditi. Si infuriava di continuo e la sua collera faceva tremare l’intero reame. Quando si arrabbiava, tutti, a partire da sua moglie alla servitù, dagli animali da cortile ai cavalli nelle scuderie, mantenevano un profilo basso e cercavano di nascondersi.

 



Eppure, in fondo in fondo questo Re non era un tipo cattivo e a volte aveva degli slanci di generosità, soprattutto quando voleva farsi perdonare una crisi particolarmente violenta… Solo che, quando era contrariato — ed era facile all’offesa —, si lasciava sommergere da un furore incontrollabile e a quel punto era meglio non trovarsi nei suoi paraggi.

 



Dopo una delle tante scenate particolarmente dure per tutti (aveva trovato un moscerino nella minestra), la Regina sua consorte decise che era tempo di agire. Era una persona dolce e riservata, non voleva vivere temendo suo marito. Inoltre, la collera continua del Re rendeva tutta la servitù e tutti i sudditi così nervosi che questi iniziavano ad essere maldestri e non sapevano più quello che facevano, le stupidaggini e gli errori si accumulavano ripercuotendosi sulla gestione del regno.

 



La Regina si recò in visita dalla sua madrina, che era una fata, e le raccontò la situazione. Dopo aver riflettuto a lungo, le chiese di essere invitata alla cerimonia organizzata per il compleanno del Re che avrebbe avuto luogo qualche settimana dopo.

 



In quell’occasione fu organizzata una grande festa. Erano stati invitati tutti i sudditi i quali, tremando di paura, erano venuti a fare gli auguri di prosperità al temuto monarca. Il Re era meno imbronciato del solito: nella giornata aveva avuto solo due sfuriate poco veementi, si era lamentato solo per un vaso distrutto e uno spazzolino da denti rotto. I regali ricevuti non gli erano dispiaciuti e il lungo corteo aveva sfilato con calma per tutta la mattina.

 



Erano tutti passati al suo cospetto e avevano appena annunciato l’ora di pranzo quando la fata si presentò con un pacco ingombrante portato da due paggi.

 



Un domestico lo disimballò e apparve uno specchio molto semplice, senza pietre preziose né montature finemente decorate come esigeva la moda dell’epoca. Era uno specchio contornato solo da un bordo dorato e agli occhi del Re, abituato al lusso, sembrava alquanto insignificante. Il Re iniziava ad aggrottare pericolosamente le sopracciglia guardando il nuovo regalo. 

  Sire, — disse la fata, — vogliate accettare questo modesto regalo per il vostro compleanno. Ha un aspetto umile ma sappiate che è magico.

  Davvero? — rispose il Re, all’improvviso molto interessato, avvicinandosi allo specchio tenuto dai due paggi.

 



— Ma! Che scherzo è mai questo! Non mi vedo nello specchio! O meglio, vedo solo le gambe e le orecchie?!! A che cosa serve uno specchio nel quale non ci si può guardare? Non funziona!!

— Sì, signore! Funziona! Ma, come vi dicevo, è magico. Questo specchio ha la particolarità di riflettere solo le cose buone e belle.

— Che cosa volete dire? — disse il Re furibondo. — Che solo le mie orecchie e le mie gambe sono abbastanza buone per questo specchio? È un insulto che non posso tollerare

 



 Così dicendo, alzò lo specchio per romperlo. La fata, che aveva anticipato il suo gesto, gli trattenne il braccio:

— Non dimenticate, Sire, che se rompete questo specchio si abbatteranno 7 anni di sfortuna su di voi e sul vostro regno. E non cercate neanche di sbarazzarvene perché chi rifiuta il regalo di una fata attira la cattiva sorte.

— Che cosa vuol dire? È ridicolo. È il mio compleanno e questo regalo non è degno di me!

— Forse siete voi, Sire, ad essere indegno per questo specchio…

Per fortuna, mentre pronunciava queste parole la fata, grazie alla sua magia, scomparve in una nuvola di fumo perché il Re era talmente in collera che se l’avesse presa, l’avrebbe certamente strangolata…

 



Nei giorni che seguirono il Re fu insopportabile e la Regina iniziò a pentirsi di aver fatto ricorso alla sua madrina! Dopo il suo intervento le cose peggioravano.

 



Un giorno, mentre sua moglie faceva tutto il possibile per calmarlo, sembrò avere un’ispirazione e chiese alla Regina di collocarsi di fronte allo specchio. Il riflesso della sovrana apparve un po’ confuso e incompleto: mancavano il braccio sinistro e la guancia destra.

— Ah! Ma anche voi non apparite per intero! — disse il Re, trionfante.

— È normale, — rispose la Regina con dolcezza. — Non sono completamente buona, lo specchio quindi non può riflettermi per intero.

— Allora perché volete darmi lezioni di buona condotta, voi che siete imperfetta? Accetterò lezioni solo dalla persona che apparirà per intero nello specchio!

— Sire, non arrabbiatevi! Non sappiamo nemmeno se esiste una simile persona.

— Molto bene! Lo vedremo! Esigo che tutti i sudditi del regno vengano a specchiarsi e se uno di essi si vedrà per intero, allora giuro che diventerò suo discepolo e seguirò i suoi insegnamenti. Se non esiste una persona simile, che non si parli più di questo specchio maledetto e mi si lasci agire come meglio credo, sappiatelo!

 

 



E lasciò la stanza sbattendo la porta. Era alquanto evidente che, dicendo così, il Re era convinto che non si sarebbe mai trovato qualcuno completamente buono in questo mondo, voleva solo accertarsene e mettere un punto finale a questa storia…

 



Cionondimeno, dall’indomani, si eseguì l’ordine del Re. Innanzitutto si chiese alla Corte, agli amministratori del regno e alla servitù del castello di mettersi di fronte allo specchio. I risultati furono diversi a seconda delle persone. La maggior parte appariva solo per metà, altri quasi completamente, altri ancora per nulla e il ministro delle finanze si rivelò assolutamente trasparente. Il Re che assisteva alla cerimonia si ripromise di congedarlo così come alcuni domestici un po’ discutibili…

 




Comunque, nessuno si specchiò per intero.

Furono quindi chiamate le persone più lontane dal castello e dalla città: i signori della vicina campagna, poi i loro servitori e tutti gli altri sudditi. Il corteo durò molti giorni perché il regno era vasto e popoloso.

 



Alla fine, quando tutti erano passati davanti allo specchio e sembrava non esserci speranza di trovare una persona completamente buona nel regno, si presentò l’ultimo della fila, un ometto molto semplice.

E, con grande sorpresa di tutti, accadde il miracolo. Il suo riflesso era completo e sembrava luminoso. Se la fata aveva detto la verità, non c’erano dubbi: quest’uomo era assolutamente buono.

 



 Preso alla sprovvista, il Re si avvicinò e lo interrogò:

— Chi sei tu, brav’uomo?

— Mi chiamo Hector l’idiota.

— Che cos’è questo nome ridicolo?

— È così che mi chiamano, — rispose timidamente l’uomo.

 

Il consigliere del Re si chinò verso il Re e gli sussurrò:

— Deve esserci un errore, Sire. Conosciamo quest’uomo, è lo scemo del villaggio.

 



Folle di rabbia, il Re congedò tutti e si rinchiuse nei suoi appartamenti. In tutto il regno non si faceva che ridere e scherzare a proposito del Re e del suo nuovo consigliere Hector l’idiota!

Il Re avrebbe voluto dimenticare la promessa fatta, quella di diventare discepolo di chi sarebbe apparso interamente nello specchio, ma la Regina, su consiglio della madrina, si incaricò di ricordarglielo. Nonostante i numerosi difetti, per il Re mantenere la parola data era una questione d’onore. Non poteva sottrarsi e fu a malincuore che chiese ad Hector l’idiota di venire a Corte perché diventasse suo maestro. Con sua grande sorpresa, Hector declinò l’invito. Non voleva lasciare il suo villaggio e fece sapere al sovrano che, se desiderava vederlo, toccava a lui spostarsi.

 



 Ci mancò poco che al Re venisse un colpo per questo atto di ribellione, lui che era attorniato da persone pronte a soddisfare ogni suo capriccio e a evitargli qualsiasi contrarietà.

— Che si rinchiuda quest’insolente in prigione! — fu la prima frase comprensibile.

Per fortuna, la Regina intervenne e fece prova di tutta la sua diplomazia per far comprendere al Re che era nel suo interesse accettare le nuove condizioni.

— Sire, è meglio che vi rechiate in visita all’idiota piuttosto che il contrario. In questo modo potrete mantenere la vostra promessa senza che la Corte sia al corrente dei vostri colloqui… Pensate, se si rivela un insuccesso (e so che pensate che sarà un fiasco), nessuno lo saprà. Datevi una settimana di tempo da trascorrere in sua compagnia, così nessuno potrà rinfacciarvi di non rispettare la parola data. E poi vi farete delle vacanze. Lavorate troppo, amico mio. Qualche giorno in campagna non potrà che giovarvi...

 

 



La Regina non aveva detto, però, che anche lei aveva bisogno di vacanze! Come anche tutto il regno. Allontanare il Re dal trono per qualche giorno sarebbe stato un vantaggio per tutti! Grazie alle parole giuste e alla sua eloquenza alla fine convinse il Re a partire verso il villaggio di Hector.

Determinato a onorare la promessa fatta, il Re insistette nel chiedere ad Hector che cosa lo rendesse così buono. Voleva carpirgli il segreto al più presto. Infatti, il Re era molto suscettibile ed era stato molto toccato da questa storia dello specchio. Aveva una buona opinione di sé stesso e il giudizio severo di un semplice pezzo di vetro, seppur magico, lo infastidiva sopra ogni cosa. E poi, che lo scemo del villaggio passasse l’esame che lui, il Re, aveva fallito, era proprio il colmo!

 Ma il povero Hector non sembrava capire le domande del Re. Lo guardava sorpreso come se quello che gli chiedeva non avesse senso.

E più non rispondeva, più il Re si innervosiva.

E più il Re si innervosiva, meno l’idiota parlava.

E presto si rifugiò in un silenzio ostinato e angosciante.

 



 Il Re finì per comprendere che in quel modo non avrebbe ricavato nulla dall’idiota e vi rinunciò. Dopo tutto, questa storia dello specchio era una inezia, una pura macchinazione di una fattucchiera che voleva renderlo ridicolo agli occhi dei suoi sudditi! Pazienza, doveva onorare la sua promessa e restare qualche giorno al villaggio. Bisognava sperare che la settimana passasse in fretta…

 



Vedendo che il Re aveva deciso di lasciarlo in pace, Hector riprese tranquillamente il suo semplice tran tran quotidiano e, siccome non portava rancore, si adoperò per condividere le sue gioie con il sovrano. Lo portò con sé dappertutto: a passeggio nel bosco, dove ogni giorno lo venivano a trovare i suoi amici animali per farsi accarezzare; vicino allo stagno, dove dava da mangiare alle anatre e ad altri uccelli; alle visite ad un bambino malato al quale costruiva dei giocattoli.

Il Re, che all’inizio era molto scontroso e seguiva il ragazzo di malavoglia, a poco a poco iniziò a prenderci gusto. Fu particolarmente commosso quando un giovane cerbiatto venne a strusciarsi contro le sue vesti. Era la prima volta che un essere vivente gli manifestava tanta fiducia, lui che aveva piuttosto l’abitudine di cacciare gli animali selvatici e di terrorizzare il suo entourage.

 

 

Guardando Hector si rendeva conto che lo specchio non aveva mentito e che nel giovane non si scorgeva un pizzico di cattiveria… Fatto che lo rese ancora più furioso quando una banda di mascalzoni iniziò a insultarlo e a lanciargli ogni sorta di ingiurie. Si arrabbiò così tanto che afferrò due monellacci e inflisse loro una punizione che ricordarono a lungo.

 



 Una volta calmatosi, il Re se la prese con Hector:

— Ma che imbecille sei! Perché non dici niente? Non vedi che devi difenderti dalla cattiveria della gente? Lo vedi che quelle canaglie sono dei buoni a nulla?

— Sì, sono cattivi, — convenne Hector.

— Allora perché li lasci fare? — chiese il Re, disperato.

— Perché non contano nulla, — rispose dolcemente Hector andandosene.

 




L’accaduto gettò il Re in una profonda riflessione. «Credo di aver capito perché reagisce così,» pensò. «Di fatto Hector è come lo specchio, non vede che il buono!»

Anche se non gli sembrava il miglior modo di comportarsi, doveva ammettere che lui, invece, si lasciava troppo sovente trasportare da collera, rancore e gelosia di fronte alle azioni altrui. In qualche modo, «rifletteva» il male e diventava lui stesso cattivo nelle sue azioni.

 



La Regina fu sorpresa di trovare suo marito migliorato, molto più calmo e attento agli altri. Era la prima volta dopo il loro matrimonio che ascoltava con attenzione e rispetto quando era lei a parlare!

Il Re in persona era stupito del suo cambiamento e quando ripassò davanti allo specchio, constatò che poteva vedere una parte del suo torace e del suo viso. Con il tempo, recuperò tutti i pezzi del suo corpo! Si narra che alla fine del suo regno la sua immagine riflessa era diventata intera, seppur ancora un po’ sfocata...

 



Il Re ricompensò con generosità Hector nominandolo «Gran Consigliere in carica» e, per lunghi anni, amministrò al meglio il suo regno, per la felicità di tutti.

MORALE

Quando in qualche campo si hanno delle facilità
Ci si sente superiori e si diventa vanesi.
Eppur, sappiate che con l’umiltà,
Si impara anche dagli scemi.

 

ALTRA MORALE

Colui che guarda il mondo con rancore
Vede solo scelleratezza,
Ma chi lascia parlare il cuore,
Ne vedrà la bellezza.