Il principe dal canto magico

designo principe dal canto magico

 scritto da DELPHINE GABORIT – disegni di AUDREY SABIN

 

Molto tempo fa, in un regno lontano, nacque un principe dotato di uno straordinario dono. Alla sua nascita la madrina, che era una fata, gli aveva dato come regalo di battesimo il potere di incantare il suo entourage con il proprio canto. Fu così che, già dalla culla, il suo balbettio infantile si trasformava in un vocalizzo ammaliante. I suoi genitori furono contentissimi di questo regalo e al loro bambino imposero il nome di Cantello.

Tuttavia, si resero conto molto presto che questo dono recava in sé un grosso inconveniente perché quando il principino cantava trasmetteva le sue emozioni a chi lo ascoltava: se aveva fame, il canto sconvolgeva la sua balia la quale si precipitava a preparare il biberon contorcendosi le mani dalla disperazione; se aveva una crisi di mal di denti, ancora peggio, la sofferenza del piccolo si traduceva in suoni strazianti che facevano gemere tutti coloro che gli erano attorno e che non sapevano più cosa fare per dare conforto al principino.

Con il tempo il dono, invece di diminuire, si amplificò. Se il principe era contento, era una meraviglia perché il suo canto ammaliava chi era in ascolto rendendolo incredibilmente felice; ma quando il bambino era triste, dalla sua bocca usciva una melodia straziante che rendeva così malinconico che chi lo ascoltava non aveva che un desiderio: far tornare il principino a sorridere ad ogni costo.

Il principe non in grado di gestire il suo dono e quando provava una qualsiasi emozione non poteva trattenersi dal cantare. Per fortuna, era di natura gioiosa e in generale soddisfatto della sua condizione. Bisogna ammettere che i suoi genitori, la gente del castello e l’intero regno si facevano in quattro per accontentarlo…

Cantello crebbe e diventò un giovane forte, abile e dai modi gentili.

Cantello enchante son entourage

Durante un viaggio di cortesia nel regno vicino, si innamorò della principessa Bianca. Per sua grande fortuna, l’amore che provava era corrisposto dalla ragazza e in breve tempo decisero di sposarsi. I rispettivi genitori erano felicissimi e le nozze furono subito programmate. Si trattava di organizzare una festa grandiosa alla quale tutti i sudditi del regno sarebbero stati invitati.

Mentre erano tutti intenti a preparare il matrimonio principesco, un mago vecchio e cattivo che viveva sulle montagne architettava un piano diabolico.  Da sempre sognava di impadronirsi del regno del principe e pensava di approfittare della festa per mettere in pratica il suo complotto…

Alla vigilia del matrimonio i sudditi che lo desideravano potevano recarsi al castello per felicitarsi con la coppia di principi. E si presentò una folla, dato che Cantello era molto apprezzato nel regno e tutti amavano ascoltare il suo canto melodioso e allietante. Cantello e Bianca erano seduti sui rispettivi troni nel salone di rappresentanza e i visitatori si spintonavano per salutarli. Il vecchio mago si era mischiato tra la folla travestito da vecchietto inoffensivo. Per precauzione aveva messo dei tappi di cera nelle orecchie così da essere sicuro di non udire il canto del principe e esserne ammaliato. Non sentiva quasi più niente ma non lo preoccupava perché sapeva leggere perfettamente le labbra. Quando fu il suo turno, si portò di fronte a Cantello e Bianca e, dopo aver augurato loro molta felicità, estrasse dalla tasca uno strano braccialetto composto di pietre rotonde e scintillanti.

— Permettetemi di offrirvi come regalo di nozze, bella principessa, questo braccialetto dalle proprietà magiche che apparteneva a mia nonna… Vi assicurerà longevità e la solidità della pietra…

— Com’è bello e com’è gentile da parte vostra regalarmi questo gioiello di famiglia.

— Ve lo meritate ampiamente, principessa. Lasciate che lo metta al vostro braccio…

Cantello, diffidente, si intromise e dalla sua bocca scaturì una melodia minacciosa.

— Vecchio uomo, non vi autorizzo a toccare la principessa. Deponete il braccialetto sulla tavola che vedete laggiù, assieme a tutti gli altri regali.

Così dicendo indicava un’immensa tavola lunga tanto quanto il salone, traballante sotto il peso di preziosi, vasellame, fiori rari e doni di ogni sorta.

Alle parole del principe il vecchio assunse un’aria contrita e Bianca lanciò uno sguardo di rimprovero a Cantello:

— Amico mio, — disse, — non sono fatta di burro… è mai questo il modo di ringraziare un uomo anziano che mi porta in dono quello che forse è la sua unica ricchezza…

Il giovane, che non poteva sopportare di vedere la propria innamorata contrariata… fece un lungo sospiro languido che sfumò su alcune note malinconiche che diedero i brividi a tutto l’uditorio. Poi, si alzò dal trono.

— O vegliardo, scusa la mia indelicatezza. Ti ringrazio per il regalo e, per dimostrarti che il tuo gesto mi tocca, allaccerò io stesso il braccialetto al braccio della principessa.

Si avvicinò al mago camuffato, prese il braccialetto dalle sue mani e si inginocchiò di fronte alla sua amata principessa. Dopo averle baciato teneramente la mano, passò il gioiello attorno al polso cantando una melodia che allietò tutti gli astanti.

Non appena ebbe agganciato il fermaglio, il sortilegio si manifestò: una luce scaturì dal gioiello, si diffuse in tutto il corpo della principessa e la trasformò in pietra. Una volta compiuto l’incantesimo, il bracciale, incastonato nel braccio pietrificato, cessò di brillare. La principessa era stata trasformata in una statua.

 


Bianca en pierre

Sconcertato, il principe voltò la testa là dove fino a poco tempo prima si trovava il vegliardo ma il mago era già scomparso. Si avvicinò a Bianca, la scosse, le parlò, la supplicò ma non succedeva nulla: restava di pietra…

A quel punto Cantello cantò la sua disperazione. La sua voce era così potente che la si poteva udire per tutto il castello e gelava il sangue nelle vene. Tutti coloro i quali lo sentivano provarono subito una immensa tristezza e si misero a singhiozzare, inconsolabili. Le persone più vicine al principe si batterono il petto, si strapparono i capelli, tutti incapaci di agire in modo ragionevole…

Per fortuna che il primo consigliere del principe, che era un grande mago, non era presente al castello al momento del dramma; era proprio in procinto di rientrare da un viaggio per partecipare alle nozze quando la principessa fu trasformata in pietra. Era ancora distante due chilometri dalla città quando si sentì pervadere da una tristezza inspiegabile. Conoscendo il dono del principe, si fermò e tese l’orecchio. Da lontano giungevano debolmente alcune note strazianti che lo sconvolsero. All’istante capì di che cosa si trattava e, abituato da lunghi anni a frequentare il principe, si affrettò a tapparsi le orecchie come meglio poteva con della cera che aveva sempre con sé… 

A mano a  mano che si avvicinava, incontrava persone prostrate e tristi sul ciglio della strada, poi gente sempre più disperata; e quando arrivò nei pressi del castello, con orrore scoprì che i sudditi si stavano gettando per la disperazione dalle torri più alte.

Il mago si precipitò dal principe. Nonostante i tappi di cera poteva ancora udire la voce di Cantello e a nulla servì combattere contro la pena che lo stava invadendo: si presentò davanti al principe in lacrime.

Magellan en larmes


-— Mio principe, — esclamò il mago, — che cosa sta succedendo qui?

Vedendo il mago Cantello ritrovò la speranza e pose fine ai suoi lamenti dando immediato sollievo a tutto l’entourage che così riprese fiato…

— Magellano, siete ritornato! Con i vostri poteri rianimerete Bianca.

— Raccontatemi che cosa è successo.

E così fece il principe. Al termine del suo racconto il mago aveva capito tutto:

— Tutto ciò è opera di quell’ignobile del mago Vicious . Vostro padre l’aveva cacciato dalla corte prima della vostra nascita per la sua disonestà e Vicious giurò di vendicarsi impossessandosi del regno. Rendendovi estremamente infelice sa che il vostro canto di disperazione indebolirà il regno e aspetta che tutti siano indifesi per usurparvi il trono. Bisogna impedirlo! Riprendetevi, mio principe!

Ma Cantello non aveva che un’idea in testa.

— Magellano, me ne frego del regno, vi rinuncerei volentieri se solo potessi salvare Bianca. Riportatela in vita.

— Nessuno può sciogliere un incantesimo di un mago, tranne il mago stesso.

— Che cosa volete dire?

— Né io né altri abbiamo il potere di salvare la principessa. Solo Vicious può liberarla. Mi dispiace…

A queste parole il canto straziante del principe riprese ma con più forza e dolore di prima perché questa volta Cantello non aveva speranza di salvare la sua principessa. Lo stregone aveva avuto solo il tempo di rimettersi i tappi alle orecchie. Voleva far ragionare il principe ma era impossibile e la voce assordante di Cantello lo stava rendendo pazzo di dolore; aveva una voglia sfrenata di sbattere la testa contro un muro.

Il mago raccolse tutte le forze che gli restavano per uscire dal castello per allontanarsi in fretta e furia e sfuggire al canto del principe.

L’indomani il mago radunò i pochi cavalieri usciti salvi e che girovagavano tenendosi a debita distanza dal castello. Non c’era che una soluzione a questa situazione, cioè costringere lo stregone a sciogliere l’incantesimo che aveva pietrificato la principessa. E bisognava fare in fretta, prima che tutta la gente del castello morisse di dolore sotto i canti del principe inconsolabile.

I cavalieri, decisi a salvare il regno, si precipitarono verso la montagna dove abitava lo stregone. Dopo aver cavalcato qualche ora avvistarono la fortezza di Vicious. Il suo castello era circondato da mura inespugnabili e una sola era la via d’accesso: un ponte lunghissimo a strapiombo su un burrone del quale non si vedeva il fondo. Dall’altra parte del ponte, l’ingresso della fortezza dove si nascondeva il mago era sorvegliato da giganti.

Armatisi di coraggio, i cavalieri avanzarono sul ponte, protetti dallo scudo magico che li riparava dalle pietre enormi lanciate dai giganti. Una volta giunti ai piedi dei muraglioni lottarono ferocemente contro i colossi, annientandoli, e dopo aver sfondato la porta principale penetrarono nel castello. Ahimè, i dragoni li attendevano: sputavano fiamme gigantesche su tutti i cavalieri che furono arrostiti all’istante.

dragons en flamme

Solo Magellano, che aveva avuto appena il tempo per pronunciare la formula di ghiaccio, sfuggì per un pelo alla morte e si mise in fuga dalla fortezza maledetta.

Il mago si ritrovò solo e disperato. Lo stregone era ben più potente della sua magia e non vedeva via d’uscita. Mentre se ne stava triste ai piedi di un albero, un cavaliere gli diede un colpetto sulla spalla. Si trattava di un guerriero di nome Gévodan che il mago riconobbe subito, un uomo prode e coraggioso partito all’avventura anni addietro e che tutti credevano morto.

— Gévodan, mio prode! — esclamò Magellano. — Come mi fa piacere rivedere un volto amico!

Il cavaliere sorrise, staccò una tavoletta di ardesia che portava al collo e la tese al mago pronunciando le parole seguenti:

— Ho vissuto molte avventure in quest’ultimo anno, belle e terribili. Un’enorme esplosione mi ha reso completamente sordo e così anche il mio cavallo. Posso parlarvi ma non sento nulla, è più semplice se scrivete su questa lavagnetta per comunicare con me perché non sempre leggo bene le labbra…

A quel punto il mago iniziò a raccontare tutti gli avvenimenti che erano accaduti nel regno durante l’assenza di Gévodan.

Insieme compresero che la sordità del cavaliere poteva tornare utile. Infatti, poiché non avrebbe udito il principe, sarebbe stato insensibile al suo canto. Magellano lo supplicò di fare tutto il possibile per convincere il principe ad allontanarsi dal castello e dai suoi abitanti e di recarsi in un luogo deserto dove la sua disperazione non avrebbe raggiunto nessuno. Era l’unico modo per salvare il regno prima che tutti morissero di crepacuore…

Gévodan promise di fare del suo meglio e senza indugiare oltre riprese la strada verso il castello di Cantello.

La desolazione regnava attorno al palazzo: nessuna animazione per la strada, qua e là si scorgevano anime afflitte che piangevano o qualche vecchio prostrato con aria tetra. Gévodan si affrettò verso il castello e sorprese il principe nel salone di gala dove il mago lo aveva lasciato; si lamentava ancora ai piedi della principessa pietrificata. Aveva l’aria sfinita di un uomo che non aveva dormito per molti giorni.

Il cavaliere si presentò ma Cantello reagì impercettibilmente. Come promesso Gévodan cercò di convincere il principe ad andarsene via dal castello per risparmiare il suo entourage. Dopo molti minuti di discussione, il principe sembrò cogliere quanto gli diceva il cavaliere. Prese l’ardesia e scrisse queste parole:

«Non lascerò mai Bianca».

Gévodan allora guardò la statua più da vicino.

— In questo caso, porteremo la principessa con noi, ma avrò bisogno del vostro aiuto, Principe.

Il cavaliere trovò facilmente un carro ma i cavalli che incontrava erano abbattuti come gli umani e incapaci di trainare qualsiasi cosa. Che fortuna che il suo fosse sordo perché era un animale prestante. Lo attaccò e lo condusse fino al castello. Poi chiese al principe di aiutarlo a sollevare la statua-principessa. Il suo peso, però, era immenso e il principe troppo debole. Per sua grande fortuna Gévodan era un uomo ingegnoso e pieno di risorse. Grazie ad un sistema di pulegge riuscì bene o male a issare la statua.

In seguito, il cavaliere, il principe e la principessa lasciarono il castello. A mano a mano che la squadra si allontanava gli abitanti del palazzo sembravano tornare in vita. Indeboliti, inebetiti, ripresero le loro occupazioni abituali. Erano salvi…

Durante questo tempo il cavaliere aveva trovato altri valenti cavalli per aiutare a tirare il peso della principessa di pietra. E mentre il principe continuava a lamentarsi ai piedi della sua amata, il carro si dirigeva verso le montagne e la dimora malefica dello stregone.

Perché un piano aveva preso forma nella testa del cavaliere…

Gévodan

 

Dopo molte ore di viaggio giunsero dinanzi al ponte che conduceva alla fortezza di Vicious. Gévodan fermò il carro. Poteva distinguere i giganti che custodivano la porta del castello e che erano in procinto di approvvigionarsi di pietre da lanciare contri di loro se, per caso, si fossero decisi ad attraversare il ponte.

Il cavaliere si voltò verso il principe, ancora accasciato ai piedi della principessa pietrificata, che stanco mormorava con una vocina una cantilena che Gévodan non poteva sentire :

— Principe,— gli disse,— siamo all’entrata del castello dello stregone malvagio che ha gettato l’incantesimo sulla vostra principessa. Sono sicuro che il mago non sia così cattivo come lo descrivono e che sarà possibile negoziare con lui…

Come si era immaginato, Cantello si risvegliò dal suo torpore e ritrovò la speranza:

— Pensate che sia ancora possibile salvare Bianca?

— Ahimè, Principe, lo credevo… Ma guardate laggiù: ci aspettano al varco dei giganti che ci faranno a pezzettini prima di poter parlare con il mago. No, non c’è speranza, dobbiamo tornare indietro.

A siffatte parole, Cantello provò di nuovo dolore per la disperazione e per la perdita. Allora, la sua voce potente modulò la nenia più straziante che un essere umano abbia mai udito. Era proprio quello che il cavaliere aspettava per poter attraversare il ponte. Non appena i giganti si avvicinarono, udirono il canto tormentato del principe e ne furono ammaliati; lasciarono cadere le grosse pietre e iniziarono a singhiozzare come bambini, gettandosi l’uno nelle braccia dell’altro, in lacrime. E mentre si lamentavano, il carro di Gévodan passò tranquillamente ai loro piedi e penetrò all’interno delle mura.

Nel cortile interno, anche i draghi furono vittime del canto di Cantello e, invece di lanciare fiamme ai visitatori, si raggomitolarono su se stessi con dei grossi lacrimoni agli occhi.

Senza attendere oltre, Gévodan approfittò della situazione e, dopo aver aperto la porta del torrione, fece entrare il carro nel salone dei ricevimenti dove si trovava il mago... in lacrime.

Vicious en pleurs

Vicious fu colto di sorpresa. Pensava di essere al riparo tra la cinta muraria, i giganti e i draghi, Quando il canto del principe giunse alle sue orecchie, non aveva compreso che cosa stava succedendo, ma quando una tristezza infinita lo colse e scoppiò in lacrime, capì infine che era stato ammaliato da Cantello e non aveva nulla sotto mano per turarsi le orecchie. Ora, Gévodan gli stava di fronte e gli sbarrava la via di fuga… D’altronde, non è che ne avesse il coraggio…

Il canto del principe lo rattristava così tanto… Ora capiva che era un mago cattivo, che lo era stato tutta la sua vita, che tutti lo detestavano… si mise a singhiozzare a dirotto…

— Vicious!,— lo apostrofò il cavaliere.— Capisci il male che hai fatto?

— Sì, sì,— gemette il mago.— Sono cattivo e non merito di vivere. Lasciami passare, mi vado a gettare nel burrone.

Gévodan non sentiva le parole del mago ma capì dalla sua espressione determinata quale era la sua intenzione. Lo fermò e gli disse:

— Vicious, tutti hanno qualche cosa di buono nel profondo di se stessi. Puoi riscattarti sciogliendo l’incantesimo che ha trasformato la principessa in pietra.

Il mago piangeva così forte che a stento riuscì a capire che cosa il cavaliere gli diceva. Poi, all’istante, capì.

— Salvare la principessa? Oh sì! È così triste questa principessa di pietra.

E continuando a singhiozzare si avvicinò alla statua, posò la mano sul polso di pietra dove era incastonato il braccialetto e mormorò un incantesimo inintelligibile. Il bracciale iniziò a brillare e riprese forma. Vicious lo staccò e una luce irradiò la statua. Qualche secondo più tardi, Bianca era tornata la giovane piena di vita di un tempo.

Cantello, rapito dal suo dolore, non aveva prestato attenzione al concatenarsi degli eventi che si erano svolti attorno a lui. Era prostrato ai piedi della sua principessa e non si era nemmeno accorto che l’incantesimo era stato sciolto. Fu solo quando Bianca posò la sua mano sui suoi capelli che alzò la testa e ammirò il viso dolcissimo della sua amata.

In quel momento, una tale felicità inondò il principe che dalla sua bocca fuoriuscì una melodia divina. Il mago, che un minuto prima voleva gettarsi in un burrone, si sentì spuntare le ali. Per la prima volta in vita sua, Vicious era felice e gli era venuta voglia di piangere, ma di gioia. I giganti e i draghi, attirati dal canto gioioso del principe, si spintonavano per farsi posto alle finestre e vedere quello che succedeva e condividere un momento di felicità. Tutti facevano un gran baccano e si congratulavano nel buon umore.

Solo Gévodan manteneva la calma e, di fronte alla gioia dimostrata da tutte le persone e da tutti gli animali presenti, rimpiangeva di non poter udire il canto lieto di Cantello.

Gévodan, Cantello e Bianca lasciarono la fortezza dello stregone e fecero ritorno al palazzo dove furono accolti in trionfo. Magellano li attendeva. Da quando aveva saputo che Cantello era partito con Gévodan e la principessa, si era precipitato dagli abitanti sopravvissuti e indeboliti per curarli. Fu felicissimo di ritrovare i suoi amici vivi e in buona salute.

Qualche giorno dopo, Cantello e Bianca celebrarono il loro matrimonio e invitati d’onore furono Gévodan, Magellano e…Vicious… Il mago era così felice alla presenza di Cantello e del suo magico canto che non aveva più altro scopo che rendere felice il principe e fare del bene. Mise la sua magia al servizio di tutti e diventò amico di Magellano con il quale si scambiarono ricette di pozioni magiche. I giganti e i dragoni, diventati dolci come agnellini, diventarono le mascotte dei bambini…

Fu così che, grazie al canto di Cantello, tutti vissero felici e in armonia nel regno...

Cantello et Bianca heureux